22 Febbraio Open Data Day, Opendata di SardSOS

Postato il Aggiornato il

Il 22 Febbraio 2014 si è celebrata in tutto il mondo la giornata mondiale per i dati aperti, l’International Open Data Day.
In occasione di questa giornata, si è pensato di pubblicare su github i dati della piattaforma raccolti negli scorsi mesi, ripuliti dal team di sardSOS e realizzati in formati opendata (.csv e .json) grazie all’aiuto dell’Associazione SardiniaOpenData.

Qua potete scaricarli liberamente
github

Grazie Aaron Swartz

Postato il Aggiornato il

Sardsos é nata e sviluppata secondo la filosofia della condivisione e dell’open access che non puó prescindere da Aaron Swartz , di cui ieri cadeva l’anniversario della scomparsa, a cui saremo eternamente grati. Seguendo il link troverete un piccolo ma prezioso ebook per ricordare o scoprire, per chi non lo conoscesse,  il percorso di questo straordinario pensatore http://aaronswartztributo.tumblr.com

Come nasce una mappa open delle emergenze meteo in poche ore

Postato il Aggiornato il

Dall’intervista rilasciata ad Andrea Mameli per il suo blog “Linguaggio Uomo-Macchina” 25 Novembre 2013

Linguaggio Macchina ha deciso di intervistare Francesca Murtas per cercare di capire com’è nata e come è stata sviluppata la Mappa partecipata dedicata all’emergenza maltempo in Sardegna, che risponde al nome di SardSOSsardsos.crowdmap.com 

Francesca, il problema, la mappatura delle segnalazioni, era chiaro da subito. Come hai pensato di affrontarlo?
«Da principio il progetto era basato sulla geolocalizzazione, perché le emergenze sono caratterizzate dalla mobilità e quindi era naturale per me che le informazioni dovessero girare attorno ad una mappa. La mappa nasce nella notte di lunedì 18 Novembre, dopo che ho saputo dei morti: è stata letteralmente una reazione emotiva. Ho sentito che dovevo fare qualcosa e ho capito che la situazione era fuori controllo, non trovando informazioni, ma solo cordogli, notizie ripetute e nessuna che veniva da fonti ufficiali, ho pensato di creare una mappa collaborativa di dati geolocalizzati che permettesse alle persone di comunicare lo stato delle cose in maniera veloce, condividendo i dati. Dati che, una volta registrati, sarebbero potuti essere monitorati, a emergenza finita, per aiutare a fare il punto della situazione dal basso.
Avevo già realizzato due esperimenti di crowdmap con la piattaforma open source Ushahidi, che è stata utilizzata in molte crisi umanitarie internazionali, mente per il tipo di mappa in cui inserire i dati ho voluto fortemente usare la mappa collaborativa a contenuto libero Open Street Map, rispettando quindi la filosofia open in ogni dettaglio. Ho creato delle categorie base: danni, offerte di aiuto, notizie, problemi al traffico, enti di soccorso, evacuazioni, notizie. Ho poi coinvolto Andrea Zedda e Carlo Zucca, i ragazzi dell’associazione di cui faccio parte (Sardinia Open Data) e che si impegna a diffondere la cultura degli open data in Italia. Abbiamo iniziato a farla girare e a  caricare contenuti sull’emergenza che trovavamo in rete. Poi Elisabetta Demartis, che si occupa di cooperazione sociale a Torino, si è unita alla squadra e così il team ha varcato i confini dell’isola. La mappa aveva dei problemi per quanto riguarda i geodati perché sulla piattaforma OSM non era presente tutto il territorio sardo. È stato in quel momento che è partita la richiesta di aiuto alla comunità di OSM IT chiedendo, via mail e twitter, di aiutarci a mappare la Sardegna. Poi i ragazzi di allertameteoSAR che parallelamente davano informazioni ci hanno chiesto di collaborare insieme e dunque i percorsi si sono incrociati».

Come ha risposto la comunità di Osm? 
«La comunità di OSM ha risposto alla chiamata in maniera semplicemente straordinaria, super reattiva, come sempre sono i mappers in tutto il mondo e gli italiani non da meno. OSM è stata centrale anche nella recente tragedia delle Filippine, con 400 volontari in tutto il mondo e 750.000 caricamenti. Caricamenti che valgono tantissimo. Con OSM puoi inserire una gran varietà di dati dati , dagli edifici ai lampioni, ma sopratutto puoi mappare zone in cui nessuna multinazionale investirebbe mai un euro, Filippine comprese. Mappare significa portare alla luce non banalmente le strade con i loro nomi, ma anche dati, storie, vite umane a volte salvandole. Con il supporto della comunità OSM è iniziata la seconda fase della mappa, una pressione che ha portato alla liberazione da parte della Regione dei geodati».

Una tappa fondamentale è stata chiedere l’apertura di un task all’Humanitarian OpenStreetMap Team. Cosa significa?

«Visto il carattere d’emergenza e la necessità di velocizzare i tempi, la comunità di OSM ha chiesto all’amministrazione di aprire un HOT Task. L’HOT è l’Humanitarian Open Street Map Team, che si occupa di mappare territori in crisi di estrema urgenza. Ci può essere una guerra civile, un tifone, uno tsunami. Se la comunità si accorge che c’è un evento tragico in atto in cui il soccorso ha bisogno di conoscere un territorio senza dati, entra subito in azione creando piccoli “task” ovvero piccole porzioni di mappa in cui segnare le strade, gli edifici e altri dettagli essenziali delle emergenze. La nostra Claudia Mocci, che lavora con loro in Ciad, e Stefano Sabatini hanno aiutato ad aprire il task e ora tanti mappers volontari stanno mappando la Sardegna. Si tratta del primo HOT Task mai fatto in Europa».

In che modo e in quali tempi è avvenuto il contatto con la Regione Autonoma della Sardegna?
«Questo risultato è stato ottenuto dalla comunità OSM e Open data nella persona di Simone Cortesi, che da 5 anni chiedeva alla Regione Sardegna di rilasciare i dati. Simone ha chiesto nuovamente, e finalmente la sua pazienza è stata premiata. Un risultato positivo per tutta la comunità open italiana».

Quanto è durata la fase di sviluppo e quante persone ha coinvolto? 
«La fase di sviluppo ovvero la realizzazione della mappa, la creazione della struttura e la scelta delle funzionalità è durata qualche ora e l’ho fatta da sola, grazie alla potenza della piattaforma gratuita Ushahidi, che permette a chiunque di sviluppare , basta solo la volontà. Poi la mappa ormai è un work in progress collettivo, è cambiata, è possibile che cambi ancora. Alla gestione in senso stretto hanno collaborato una decina di persone in tutto, in tempi diversi, ma nello sviluppo in realtà hanno collaborato penso più persone, perché non so quanti sono i volontari che hanno inserito le segnalazioni e anche loro sono assolutamente parte integrante di questo lavoro. Per esempio i ragazzi di allertameteoSAR che caricano molti contenuti io non so quanti possano essere. Anche le persone che hanno fatto girare la mappa hanno, in qualche modo, contribuito».

Come sono le interazioni degli utenti con la mappa?
«Gli utenti posson interagire solo in due modi: farci le segnalazioni e consultare i contenuti. Non possono modificare».

La mappa dei posti letto disponibili
La mappa dei posti letto disponibili 

Potremmo definire SardSOS un modello per questo genere di situazioni? 
«Sardsos è un modello molto sperimentale per due motivi. Da un lato nasce per far fronte a un’emergenza in una regione appartenente a un paese del G8, che si suppone abbia tutti gli strumenti e il personale per creare modelli di emergenza validi, magari non è detto siano i migliori. L’Africa ha scoperto questi strumenti per prima, forse abbiamo da imparare. Dall’altro lato, la mappa a un certo punto del suo cammino, il terzo, ha incontrato la pagina facebook aperta da Insopportabile: AllertameteoSAR, un pool di volontari anonimi che raccoglieva informazioni sull’emergenza sparsi sul territorio e via social network, che son stati, fin dal primo momento, l’unico flusso costante di informazioni durante queste emergenze. Ci hanno chiesto di collaborare assieme e hanno iniziato a dirottare i loro utenti sulla nostra mappa e a caricare i contenuti, specie di tipo assistenziale, di cui loro prevalentemente si stavano occupando. Grazie a loro abbiamo anche inserito dei layer che permettono di avere l’informazione stradale aggiornata e SUT e perfezionare alcuni dettagli della struttura e ci hanno aiutato nella gestione delle segnalazioni. Per poter rispondere a questa domanda bisognerà aspettare qualche tempo».

Cos’è la nuova funzione nella mappa: “Storie”?
«La funzione Storie era stata pensata già all’inizio, ma temevo che potesse essere usata come spazio per sfogarsi e quindi togliesse valore di serietà alla funzione primaria della mappa, che è quella di raccogliere informazioni e dati utili agli altri. Quindi ho aspettato di vederla evolvere per inserire questa funzione che vorrebbe dare voce a quanti volessero raccontare come hanno vissuto quest’esperienza, anche se da lontano o in prima persona, sapere se sono stati avvertiti, se sono stati testimoni di come sono andati gli eventi, la loro esperienza come volontari. Sarebbe bello poter costruire un racconto corale geolocalizzato di queste vicende drammatiche che hanno generato una risposta gigante di solidarietà e coraggio».

Un lavoro a più mani merita un lungo elenco di credits? 
«Questo è molto importante, perché siamo tutti volontari e i ringraziamenti sono d’obbligo. In primis voglio ringraziare l’Associazione Sardinia Open Data, Andrea Zedda, Carlo Zucca, Claudia Mocci, che oltre all’aiuto specifico in questo caso mi hanno introdotto alla cultura OSM quasi un anno fa. Poi in ordine di apparizione Elisabetta Demartis, sarda a Torino, che ci ha contattati da subito, poi Stefano Sabatini, Simone Sala, Severin Menard, Davide Massidda, Paolo Serusi, Daniela Casula. Un ringraziamento per il preziosissimo supporto legale agli Avvocati Francesco Micozzi e Giovanni Battista Gallus. Ovviamente i ragazzi di AllertameteoSAR e Insopportabile che hanno fatto un lavoro di squadra complementare e contiguo. Non ultimi la comunità Open Street Map italiana, tutti i mappers, Simone Cortesi e Maurizio Napolitano, per il sostegno e l’affetto dimostrato in questi giorni, perché anche quello è servito; non dimenticatevi che io sono volontaria come tutti gli altri».

Open Street Map sta cambiando il mondo

Video Postato il Aggiornato il

Anche a TEDX Trento si è parlato di sardSOS, di Open Street Map e di come queste mappe siano molto di più che semplici collocazioni geografiche dei dati , ma siano strumenti civici, culturali e politici potentissimi. Maurizio Napolitano ci spiega cosa fa Open Street Map e perché è così importante usarla e contribuire

 

Working in progress

Postato il Aggiornato il

La prima fase della mappa, quella dell’emergenza è conclusa. Abbiamo ripulito tutte le segnalazioni dai dati personali e presto saranno scaricabili da questo sito. La mappa continua a raccogliere segnalazioni, quindi se ne avete bisogno potete inserirle cliccando in questa pagina.

Le segnalazioni ricevute in 6 giorni sono state 507 ma, dopo, una ripulitura le abbiamo ridotte a poco meno di 400.

La mappa continua a raccogliere segnalazioni, se non riuscite a inviarle potete scrivere a: sardsosmap(chiocciola)gmail.com oppure segnalarcela sulla pagina facebook .

LA MAPPA DELL’EMERGENZA,UNA MAPPA DI STORIE

Postato il Aggiornato il

A sei giorni dall’inizio dell’avventura per tutti che è stata SardSOS map è necessario fare il punto della situazione. La mappa ha avuto risalto anche al di là dell’isola per diversi motivi: l’apertura straordinaria dell’HOT Task per aiutarci a mappare la Sardegna (prima volta in assoluto per un paese europeo), il rilascio dietro le richieste di Simone Cortesi dei geodata da parte della Regione, anche questo fatto singolare nella storia dell’Open Data in Italia.

Sappiamo di aver portato quindi un piccolo contributo all’interno della comunità open italiana e questo ci inorgoglisce, oltre, primariamente, al fatto di aver avuto un ruolo nella collettiva offerta di informazione digitale durante l’emergenza. Ad oggi le visite sono quasi 15.000 mentre le pagine viste più di 31.000 (segno che quindi non si è capitati nelle pagina per sbaglio) provenienti da 63 paesi diversi.

Dopo una veloce analisi dei dati abbiamo deciso di continuare ad informare i cittadini, pubblicando dati provenienti dai comunicati stampa ufficiali e lanciare una nuova funzione.

In realtà questa funzione era già definita da molti giorni,ma ho pensato che non fosse opportuno rilasciarla prima che l’emergenza si placasse, si sarebbe rischiato di aggiungere contenuti che non erano necessari in una situazione di emergenza e sarebbero potuti essere più valvole di sfogo che testimonianze.

La nuova funzione “STORIE” vuole essere uno spazio nella mappa che permetta a tutti, ovunque fossero, di raccontare i giorni dell’emergenza. Questa per noi è stata umanamente e come Regione un’esperienza fortissima, ingiusta, dolorosa ma anche coraggiosa, solidale e costruttiva. Il progetto SardSOS e tutti gli altri numerosi progetti digitali dei social network, ne sono stati un esempio. Ushahidi è una piattaforma che solitamente viene impiegata per aiutare nelle emergenze, ora che l’urgenza informativa e di geodati è passata, vogliamo sperimentare se sia possibile ricostruire gli eventi e il racconto corale di questi giorni non più attraverso i dati ma attraverso le storie direttamente dai sardi o di chi ha partecipato agli aiuti, compreso il mapping.

E’ un esperimento che va al di là della piattaforma in cui nasce, è un tentativo di costruire un arazzo di brevi episodi personali quanto collettivi.

Avanti vogliamo sentirvi. Potete dirci se eravate al corrente dell’allerta meteo; se i vostri comuni avevano predisposto un piano preventivamente; come avete affrontato quei momenti in cui tutti abbiamo avuto paura.

Oppure, che emozioni avete provato? Quali sono i ricordi che porterete con voi di questi giorni?

Se avete aiutato nei soccorsi  o vi siete recati nei luoghi più colpiti dall’alluvione, potete raccontare anche questo.

Potete farlo aggiungendo una segnalazione e caricandola sotto la categoria STORIE e localizzarlo nel luogo in cui ha avuto luogo.

Vi chiediamo soltanto di non firmarvi con un vostro nome ma di inventarne uno di fantasia e di non scrivere insulti. Non è una sfida a chi scrive meglio, vogliamo solo provare a dare voce ad un cuore che ha battuto all’unisono per diversi giorni, proviamo ad ascoltarlo tutti insieme.

(POST PUBBLICATO IL 25 NOVEMBRE 2013 SUL BLOG SARDINIA OPEN DATA)

LA MAPPA DELL’EMERGENZA IN SARDEGNA

Postato il Aggiornato il

Image

La SARD SOS MAP è una crowdmap ospitata nella piattaforma internazionale Ushahidi, un progetto open source che permette di raccogliere dati in maniera partecipativa su una crisi o un’emergenza. La piattaforma ha un’azienda no-profit omonima, di base in Kenya, che sviluppa software open source gratuito per la raccolta e geolocalizzazione interattiva di informazioni.

La mappa è stata creata per due motivi : essere uno strumento di aiuto in tempo reale e monitorare, attraverso la raccolta di dati, gli effetti di questa devastazione fisica e morale che è stato il ciclone che ha colpito l’intera isola.  Sono state create delle categorie a cui ne sono state aggiunte altre, man mano che la mappa cresceva e in base al tipo di segnalazioni che sono arrivate.

Il partner ufficiale della mappa è la pagina Facebook  AllertameteoSAR, gestita da altri volontari, che raccoglie principalmente offerte d’aiuto e per questo la mappa ora  è sopratutto piena di segnalazioni di questo genere, essenziali al momento.

Ho deciso di utilizzare Open Street Map, nonostante alcuni problemi di compatibilità dovuti al  geocoding di Google usato da Ushahidi, e al fatto che  la nostra regione è ancora poco mappata. Ma questo dettaglio è stato forse una fortuna. La comunità di OSM ha risposto straordinariamente alla richiesta di mappers , creando un HOT task ad hoc a cui potete partecipare.

Anche a livello nazionale e internazionale c’è stata una grande risposta e molte persone si sono avvicinate ad OSM per aiutare a mappare la Sardegna. Questa è una delle conseguenze positive che non avrei mai immaginato, a cui spero se ne aggiungano altre, correlate, anche in un’ottica di open data.

Gran parte dei dati sono offerte di aiuto, ma è sarebbe opportuno segnalare anche altri dati che possono essere fondamentali nelle prossime settimane a capire cosa è successo realmente, sia nelle aree più colpite che in tutto il resto della Regione. Sono state distrutte colture, allevamenti, infrastrutture questa mappa vorrebbe raccogliere anche quei dati, per fare una stima dal basso dello stato delle cose. Per quello mi appello alle amministrazioni, ad enti, associazioni  e privati di segnalare anche dati di questo tipo o suggerirci necessità di altri tipi di dati, perché la mappa sia uno strumento aperto e utile, per aver uno storico delle conseguenze sul territorio e per aiutare a ricostruire.

Francamente non avrei mai pensato che la mappa diventasse così,  come rimango incredula, ancora che una volta, che le Istituzioni non siano state in grado di usare queste tecnologie e di quanto lavoro c’è ancora da fare perché in Italia si inizi ad avere consapevolezza che gli strumenti tecnologici efficienti ci sono e vanno usati. E’ bello vedere quante persone aiutino e vogliano aiutare, ma  è gravissimo che le istituzioni latitino completamente su questo lato.

Avrei dovuto presentare la mappa nel momento in cui l’ho pubblicata, ma il lavoro nel gestire una crowdmap in tempo di crisi è un lavoro immenso che, ingenuamente, non avevo calcolato prima. Mi scuso per i possibili disagi, ma il progetto è un continuo working in progress e lo staff molto ridotto e ci tengo a ribadirlo tutti VOLONTARI. Se anzi si vuole collaborare scriveteci pure, cerchiamo volontari che sappiano usare un cms e le mappe.

Per adesso grazie a tutti quanti stanno partecipando o hanno partecipato, a presto tutti i credits e gli aggiornamenti.

I dati della mappa  verranno resi disponibili, aperti e scaricabili solo dopo una pulitura COMPLETA dai dati personali.

(POST PUBBLICATO SUL BLOG DI SARDINIA OPEN DATA il 21-11-2013)

Il blog della sardSOS map

Postato il Aggiornato il

Questo blog vuole raccogliere tutte le informazioni sulla mappa partecipata che è stata utlizzata nel corso dell’alluvione in Sardegna nel 2013.

Image